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Sei un estetista, un massaggiatore o una massaggiatrice, un fisioterapista o una fisioterapista o una qualsiasi persona che vuole sapere più informazioni su come si esegue il trattamento  della cellulite acquosa e cosa è? Sei nel blog giusto.

Se vuoi sapere cos’è la cellulite in generale vai nell’articolo precedente nel mio blog o clicca qui.

In quest’articolo vi spiego come si tratta nello specifico la cellulite acquosa.

Cos’è la cellulite acquosa

La particolarità della cellulite acquosa è quella di colpire anche le donne magre, perchè non è legata all’accumulo di grassi ma legata strettamente alla ritenzione idrica, quindi legata a un problema di evacuazione d’acqua dal nostro corpo che ristagna nei tessuti e impedisce il corretto funzionamento del nostro sistema sanguigno e linfatico.

Cosa è il sistema linfatico?

Il sistema linfatico è costituito da un articolato sistema di vasi.  A differenza del sangue, la linfa non viene spinta dall’attività cardiaca, ma scorre nei vasi, mossa dall’azione dei muscoli. Contraendosi e rilassandosi, questi tessuti funzionano come una vera e propria pompa. Quando tale azione viene meno, per esempio a causa dell’eccessiva immobilità, la linfa tende a ristagnare, accumulandosi nei tessuti e formando la cellulite acquosa.

Come sapere se si ha la cellulite acquosa??

Come prima cosa la cellulite acquosa rende gonfie caviglie e polpacci, quindi è importante individuare la regione di gonfiore.

Un’altra particolarità della cellulite acquosa è il senso di pesantezza localizzato sulle gambe e come faccio vedere nel video tutorial o, come nella foto qui sotto, visivamente non risultano gonfiori cutanei localizzati in aere specifiche, ma si ha un’ampiezza di gonfiore generalizzata a un intero arto.

Come trattare la cellulite acquosa

Quando si parla di cellulite acquosa, come dice la stessa parola, si ha a che fare con acqua e non con un reale struttura anatomica da modellare o riportare alla sua funzione fisiologica, quindi non ha importanza la “forza” o “l’impatto” con il quale si tratta, ma la tecnica.

“Acqua” è armonia, tempo, rispetto, dovete approcciare a questo trattamento come un danza, la troppa forza o irruenza può creare un vero e proprio “allagamento” facendo risultare il vostro trattamento inutile o addirittura controproducente.

E’ importantissimo nel trattamento della cellulite acquosa rispettare le fasi e il loro ordine.

Fase 1: Apertura del Terminus:

Cos’è il Terminus

Il terminus è una stazione linfonodale considerato il terminale, cioè la fine, lo sfogo, di tutto il circolo linfatico.

Come aprire e attivare il terminus prima del nostro trattamento.

Il terminus si trova alla base del collo a livello delle fosse clavicolari, quindi è bilaterale.

Come si stimola il terminus?

 Mettete il cliente supino senza cuscino e voi, seduti perpendicolarmente dalla parte della testa, come faccio vedere anche nel video-tutorial, poggiate nel terminus di destra e in quello di sinistra, il dito medio, indice e anulare uniti e fate delle pressioni che variano di intensità dal 20% all’ 80%, nella durata di 2 minuti, in maniera crescente; fate una pausa di 15 secondi e ripetete la digito pressione per altre 8 volte.

Finita la pressione di apertura andiamo a stimolare per altri 8 minuti con dei movimenti circolari i terminus sempre con le tre dita unite alternando i sensi (esempio: 3 giri orari e 3 antiorario), finita questa operazioni i terminus da voi trattati sono “aperti”.

Fase 2: Apertura stazioni linfatiche

Cosa sono le stazioni linfatiche.

 Similmente a quelli del sistema cardiocircolatorio, i vasi linfatici più piccoli, detti capillari, si trovano nelle regioni periferiche dell organismo e, riunendosi tra loro, danno origine a vasi sempre più grandi, fino a riversarsi nel dotto toracico. A differenza di quelli sanguigni, i capillari linfatici, sono a fondo cieco.

La linfa trasportata dal dotto toracico, unendosi a quella presente nei vasi provenienti dalla parte superiore del corpo, si riversa a livello della congiunzione, tra vene succlavie e vena giugulare.

In corrispondenza di alcune giunzioni tra i vari dotti linfatici, situate in punti strategici dell’organismo, troviamo vere e proprie stazioni di filtraggio dette, appunto, stazioni linfatiche.

Quali sono le stazioni linfatiche usate nei trattamenti linfatici e come si stimolano

  • Stazione linfatica malleolare: si trova nella parte “molle” appena sotto il malleolo mediale(interno) e il malleolo laterale (esterno), questa stazione si “apre” a cliente prono con dei movimenti circolari di pressione da parte del dito indice e del dito medio di tutte e due le mani, uniti rispettivamente, per la gamba sinistra: la mano destra malleolo interno e mano sinistra malleolo esterno e per la gamba destra si inverte.
  • Stazione linfatica poplitea: come dice la parola, questa stazione linfatica si trova esattamente nel cavo popliteo, esattamente è quel rigonfiamento visivo che si trova nella parte posteriore del ginocchio, si stimola sempre con movimenti circolari di indice e medio uniti di una sola mano.
  • Stazione safeno- femorale: si trova 4 dita sotto all’inguine ed è il punto in cui la safena si unisce alla vena femorale creando un’importantissima via di fuga per il sistema linfatico, si stimola con movimenti circolari di indice, medio e anulare uniti in una sola mano, con il cliente supino.

Più in la vi spiegherò come aprire i dotti linfatici tramite la tecnica efficace del “cupping”.

 Fase 3: Drenaggio verso il terminus

La prima regola per un massaggio linfodrenante è quella di partire sempre dalla zona distale del corpo fino ad arrivare al terminus e quindi al dotto toracico.

Consiglio  di trattare sempre prima un arto e poi l’altro, nella stessa posizione: quindi prima tratto tutto quello che posso trattare a pancia in giù prima arto destro e poi arto sinistro, poi faccio girare il cliente e tratto il resto, sempre, prima arto destro e poi sinistro.

L’ordine di trattamento deve essere:

Cliente prono (pancia in giù)

  • Piedi e caviglia
  • Polpacci
  • Flessori
  • Glutei
  • Fianchi

Cliente Supino (pancia sopra)

  • Tibie
  • Cosce
  • Adduttori
  • Pancia

Se trattate ad esempio prima il gluteo e poi il polpaccio create un ristagno nella zona del flessore, cioè muovete liquidi senza “eliminarli”.

Piedi e caviglia

 Come prima cosa per prendere confidenza con il paziente e rilassarne la muscolatura, cosi da favorire i dotti linfatici, consiglio (in maniera delicata) a cliente prono, di massaggiare in maniera delicata la zona del fascio plantare per qualche minuto e percepita da parte vostra, una giusta sintonia, iniziate con la tecnica di “sfioramento”, facendo scivolare le dita con una pressione molto lieve , drenando le caviglie e “definendo” la forma delle caviglie.

Polpacci – Flessori – Cosce – Adduttori – Tibie

 Polpacci – flessori- cosce – tibie e adduttori vanno trattati allo stesso modo. Essendo strutture anatomiche abbastanza simili, io utilizzo due tecniche:  “l’impastamento” e “dita a lisca di pesce”.

Impastamento

L’impastamento si usa per trattare arti lunghi come gambe e braccia.

Si poggiano le mani vicine, mentre una stringe, l’altra rilascia e si sale dalla zona distale (più lontana dal cuore) a quella prossimale (più vicina al cuore).  Nel polpaccio, ad esempio: dalla caviglia al ginocchio, in maniera armoniosa, come faccio vedere nel video sul mio canale you-tube e nel mio blog.

Una volta terminato l’impastamento e mosso il liquido in eccesso, lo spingiamo verso il dotto con la tecnica delle dita a lisca di pesce.

Dita a lisca di pesce

Poggiate unendoli ai polpastrelli i due pollici, formando una  “lisca di pesce” e avvolgete la restante superfice dell’arto con il resto del palmo e delle dita.

Partite sempre dalla zona distale (più distante dal cuore) e andate verso la prossimale (più vicina al cuore) creando una montagnetta di pelle che portate fino alla stazione linfatica interessata come faccio vedere nel video del mio blog o su you-tube o sulle mie immagini social.

Glutei e fianchi

 I glutei essendo una zona non longilinea vanno trattati in maniera più specifica, come nei casi prima menzionati, manteniamo come primo approccio “l’impastamento”, una volta mosso il liquido linfatico andremo a mettere una mano sopra l’altra, per supportare la mano dominante ed evitare spiacevoli patologie infiammatorie al nostro polso, e dare più forza.

A contatto con il gluteo del cliente poggeremo tutte le dita della mano dominante tranne il pollice ed eseguiremo dei movimenti circolari alternando i sensi, prima in verso orario e poi anti-orario e viceversa.

Questa tecnica la chiamiamo “cerchio”

Una volta percepito un indebolimento dello strato muscolare agiremo nei glutei e allungandoci fino ai fianchi con la tecnica manuale delle “dita a lisca di pesce”

Pancia

 La pancia rispetto ad altri arti e molto più sensibile perché vicina all’apparato digestivo, quindi serve la massima delicatezza.

Qui usiamo una tecnica ancora non menzionata chiamata “scollamento a pizzico”.

Con pollice e indice di entrambe le mani pizzichiamo una superfice di pelle sotto l’ombelico, da una parte all’altra della pancia,  creando una montagnetta di pelle e con un gioco di mani senza mai perdere tra le dita “la montagnetta”. Partiamo dalla parte distale, praticamente sotto l’ombelico e arriviamo fin sotto alle costole, che rappresenta la nostra parte prossimale.

Una volta che percepiamo e notiamo una maggiore elasticità del tessuto pizzicato passiamo alla seconda tecnica manuale che è come già menzionato nel gluteo il “cerchio” ma questa volta non poggiando solo le dita ma anche tutto il palmo della mano e usando come baricentro l’ombelico.

 La durata di un trattamento?

Io ho una mia visione personale che forse in molti mi contestano, ma secondo me, vista la delicatezza e complessità del trattamento, con meno di novanta minuti, per esperienza, non riesci a fare un lavoro realmente efficace.

Volete sapere se il vostro trattamento ha funzionato?

Durante il trattamento se la cliente o il cliente vi dovesse chiedere il permesso di andare in bagno per urinare, allora avete fatto un ottimo lavoro.

Il mio prossimo argomento?

Vi spiegherò come trattare il tipo più comune di cellulite, quella adiposa.

Per qualsiasi domanda, chiarimento o consulenza scrivetemi qui sul mio blog e vi risponderò il prima possibile, per altri argomenti trattati o curiosità seguitemi su tutti i miei canali social o per i video tutorial seguitemi sul mio canale you-tube.

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